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La possiamo definire senza dubbio una specie di officina creativa e promozionale, oltre che auto incentivante, per "Il Caffè degli Artisti", primo libro lungo autoprodotto in cerca di un editore dello scrittore albanese Mateo Cili.

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Semplicemente uno che a ventidue anni ha capito che fare lo scrittore è in fondo sempre meglio che lavorare. Dato che sarà un'impresa lunga laurearmi a Scienze della Comunicazione in quel di Padova, spendo parte del mio tempo libero a fare le cose che veramente mi aggradano.

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17/06/2009

I tavoli della leggerezza

“Le ostriche sono un cibo ideale per i giocatori perché, come il gioco, hanno a che fare con il vuoto.”
N. Delbecchi

Cosa hanno in comune un antipasto dello Sporting di Montecarlo e un tavolo da Roulette del suo Place du Casino? Intanto, tutti e due prevedono la presenza di due chef e di due tavoli. Sebbene in un modo diverso, tutti e due si impegnano perché tutto scorra senza errori.

Antony Bourdain nel suo libro autobiografico Kitchen Confidential descrive la gerarchia del reparto cucina: Executive chef, Chef de cuicine, Souchef, Chef Saucier, Chef Rotisseur… Nanni Delbecchi nel suo  romanzo-bibbia I Giocatori rivela quella dei croupier: Zylindercroupier (quello che dice “Rien ne va plus!”), Kopfcroupier, Salatcroupier, senza dimenticare lo Chef de partie, ossia il capotavolo. Una similitudine innegabile, con uno “chef” per parte.

Un’altra cosa che non manca mai su questi due tavoli è la superstizione. Come passare il sale, essere tredici a tavola, o incrociare le posate… O toccare un giocatore sulle spalle, portare un bottone in tasca, contare quante fiches si hanno davanti…

Montecarlo è una città che ospita molti chef e croupier famosi.
Il suo casinò è uno dei più eleganti e famosi d’Europa e in cucina non mancano certo i nomi conosciuti in tutto il mondo, come quello di Alain Ducasse, del Le Louise XV, all'interno dell'Hotel de Paris. Sedersi in tempi ravvicinati a un tavolo di un prelibato ristorante e a quello di un casinò non è però molto indicato: il giocatore ha bisogno di leggerezza, il buongustaio di essere appagato. Forse gli chef a Montecarlo lo sanno e a volte offrono delle scelte sul menu light oriented.
Ad esempio, fino a qualche anno fa, sulla terrazza del ristorante dello Sporting, sul menu appariva un piatto interamente dedicato al pomodoro: sorbetto di pomodoro, pomodoro marinato, uno aromatizzato alle erbe e uno arrostito al pepe.
Perfetto, magari accompagnato da un bicchiere di insuperabili bollicine (o forse con tutto quel pomodoro meglio evitare). Dopo un antipasto così, ci si può alzare carichi di energia, ma sazi, per una serata al casinò, ovviamente puntando tutto sul rosso.

In realtà, il vero file rouge tra cibo e gioco d’azzardo è forse rappresentato dall’emozione. La tentazione che attrae chi si siede al tavolo di un casinò online o reale che sia - qualunque dei due si tratti – è quella di alzarsi, nel bene e nel male, con una emozione vissuta in più.
Sentenziato da Mateo alle 17:40 | link | commenti | Tags:

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