Sto scrivendo cose, cose importanti, cose risentite, e cose anche che non c'entrano niente. Ma prima o poi qualcosa verrà alla luce, qualcosa sarà fatto.
Dopo lungo girovagare, vi ho portato questi racconti qui:
Lettere ad una sorella.
Vanno letti
dal primo (Vapore) all'ultimo, andando giù, perché così le ho scritte. Ma in ogni caso sono lettere, leggetele un po' come volete. Sono ancora da finire, ne mancano di lettere...
Vi ho portato anche il capitolo primo di un nuovo libro che ho iniziato e che forse non terminerò mai. spargete la voce, arriva
Una generazione sott'aceto!
Ebbene scriverò qui regolarmente, promesso. Ma seguitemi nel cammino, che conviene a tutti!
Anche per questo ci ambienterò una o più scene... ma una di sicuro:
Pietro e il Mister che fanno a gara sulle carrozzine tra le urla delle infermiere, mentre io e Giulia parliamo del più e del meno, vicino ad uno che si è tagliato un dito segando la catena di una bici.
Dopo avergli insegnato tutti i trucchetti del mestiere, lo lasciamo tra le mani dell'infermiera più bella che io abbia mai visto. Più che altro perché non frequento molto gli ospedali, se non mi facesse cagare proprio lo starci dentro per più di un'ora dovrei avere una vita sola per correre dietro a quelle gambe sinuose avvolte nei camici bianchi. Almeno qui hanno il distributore di bibite.
In verità odiavo profondamente ognuno di loro, e disprezzavo ogni gesto empatico che puntualmente si verificava tra noi. Non volevo credere che ci potesse esser qualcuno capace di capire l'altro così profondamente bene da causargli fastidio. Credo che anche loro la pensassero così, ovviamente ognuno dandosi motivazioni diverse di quel sentore comune che c'era nell'aria ogni volta che ci vedevamo. Era come quando sogni di volare.
Dal canto mio, seppur non l'avrei mai ammesso per evidente contrasto con questa personalità forte e distaccata, separarmi da loro avrebbe significato una perdita paragonabile solamente al crollo borsistico del '29. Era così per tutti, chi più e chi meno, ma dopo un po' questi pensieri iniziavano ad addensarsi creando sempre casini, man mano che si avvicinava la fine della scuola. E bisognava affrontarli prima o poi, mentre noi ci limitavamo ad affogarli nel calcio e nell'alcool.
[...] Cazzo Don, - intervenni io sbattendo il bicchiere sul tavolo in un impeto di creatività, sorridendo con gli occhi lucidi - da questo punto di vista hai tutta la mia approvazione, lo sai, ma te lo immagini cosa dirà la gente? Diranno tutti: "Ecco, un prete che sta con una prostituta. Cos'è, adesso i bambini non gli vanno più bene?". Tutti scoppiammo a ridere, mentre Diego arrivava con le altre birre a rallegrare ulteriormente la lieta serata dentro al Caffè degli Artisti. [...]
"Che è peggio", come direbbe il puffo pessimista. E aveva anche dei figli, come se non bastasse. Sì, "di marmocchi in giro ne avremo tutti alla sua età", pensavo io, ma sicuramente nessuno ci dirà mai che sono i nostri, e anche se lo facesse noi non li riconosceremmo assolutamente, dando della troia a quella puttana di turno, accusandola di essere una meretrice. Insomma, il Mister aveva questo problema qui, e un giorno venne da me e ne parlammo, un po' a modo nostro.
"Cazzo, questo è proprio un anno di merda. Che ci ha dato di buono fin'ora? De Andrè è morto, Kubrick è morto, e nemmeno io mi sento molto bene" - gridavo quella mattina alle orecchie di Yuri mentre camminavamo nel parco in direzione ignota. Il fatto è che lui sapeva ascoltare, non parlando molto, e quindi ne stavo aprofittando per dire le cazzate che avevo da dire quel giorno, poi mi sarei sentito meglio".
- Mateo
"Si può dire senza ombra di dubbio che la giacchetta a quadri di Pietro fosse un cimelio prezioso, persino più di un elmetto austriaco della prima guerra mondiale conservato integro. Forse perché il suo bisnonno con quella in effetti se l'era fatta, la guerra, e credo che ogni volta che vedeva un elmetto nemico, ancora attaccato alla testa del cadavere, pensasse tra sè e sè: "Un giorno la mia giacchetta varrà più del tuo elmetto, stronzo bastardo". Nonostante quella avesse un po' più di ottant'anni di vita, sembrava veramente tenuta benissimo. Avere una madre sarta non è niente male in questi casi. Che poi sua madre era brava in un sacco di cose, e nonostante avesse un po' più di cinquant'anni di vita, sembrava veramente tenuta benissimo".
- Mateo
"Dormivamo di giorno e giocavamo di notte, come le puttane. Ma a differenza loro, nessuno ci pagava. Il nostro compenso era soltanto la voce incoraggiante di un tizio che voleva continuare a credere di poter avere sempre vent'anni, a tutti i costi".
- Mateo
"Quel giorno stavo andando per strada, e pensavo stranamente ai gatti. E' giusto che i gatti vivano sia dentro che fuori casa, così possiamo imparare da loro e capire che a volte nessuno ci obbliga a tornare nel posto dove siamo cresciuti, lo facciamo per ritrovare il calore e un piatto caldo, le uniche cose veramente importanti, infine".
- Mateo