Roberto, il gestore del Caffè degli Artisti, un tipo tranquillo e silenzioso. Certe volte faceva venir rabbia da quanto tranquillo fosse, e da quanto non facesse traspirare nessuna emozione dai suoi atteggiamenti. Ma poi, come successe quel giorno, esplodeva in tutta la sua maligna creatività, la quale non mancava di strappare un sorriso persino a noi vittime.
[...] Cazzo Don, - intervenni io sbattendo il bicchiere sul tavolo in un impeto di creatività, sorridendo con gli occhi lucidi - da questo punto di vista hai tutta la mia approvazione, lo sai, ma te lo immagini cosa dirà la gente? Diranno tutti: "Ecco, un prete che sta con una prostituta. Cos'è, adesso i bambini non gli vanno più bene?". Tutti scoppiammo a ridere, mentre Diego arrivava con le altre birre a rallegrare ulteriormente la lieta serata dentro al Caffè degli Artisti. [...]
"Si può dire senza ombra di dubbio che la giacchetta a quadri di Pietro fosse un cimelio prezioso, persino più di un elmetto austriaco della prima guerra mondiale conservato integro. Forse perché il suo bisnonno con quella in effetti se l'era fatta, la guerra, e credo che ogni volta che vedeva un elmetto nemico, ancora attaccato alla testa del cadavere, pensasse tra sè e sè: "Un giorno la mia giacchetta varrà più del tuo elmetto, stronzo bastardo". Nonostante quella avesse un po' più di ottant'anni di vita, sembrava veramente tenuta benissimo. Avere una madre sarta non è niente male in questi casi. Che poi sua madre era brava in un sacco di cose, e nonostante avesse un po' più di cinquant'anni di vita, sembrava veramente tenuta benissimo".
- Mateo
"Quel giorno stavo andando per strada, e pensavo stranamente ai gatti. E' giusto che i gatti vivano sia dentro che fuori casa, così possiamo imparare da loro e capire che a volte nessuno ci obbliga a tornare nel posto dove siamo cresciuti, lo facciamo per ritrovare il calore e un piatto caldo, le uniche cose veramente importanti, infine".
- Mateo
Mateo: parolacce, bestemmie e molte donne.
Si inizia con Il mio, il quale è già delineato abbastanza: ci ho messo 22 anni per delinearlo... non è ancora perfetto ma ci sto lavorando. Insomma, Mateo è lui, il protagonista silenzioso della vicenda, lui che narra le cose così come sono andate, o così come lui crede siano andate. Ha un occhio abbastanza obiettivo in verità, perché l'empatia di cui non riesce a fare a meno (anche se vorrebbe) non gli permette di comportarsi da bambino, mentre invece molte volte gli servirebbe, più come una liberazione, perché spesso crede di tenere il mondo sulle spalle.
E' orgoglioso fino al midollo, quindi orgoglione, di un narcisismo ai limiti del ridicolo e con un passato abbastanza turbato, del quale non rivela che piccoli particolari, al limite tra realtà e fantasia. Si innamora facilmente Mateo, e tanto facilmente si disinnamora, per proteggersi da quelle troie, termine affettuoso con cui indica il genere femminile tutto. Ha molta ironia e sarcasmo dentro, e usa queste armi taglienti contro la gente, che odia abbastanza da pensare di piazzare bombe ovunque e farle esplodere contemporaneamente.
Ma poi diventa serio: quando serve rompere la faccia a qualcuno è sempre in prima linea, con la catena della bici arrotolata attorno al pugno e la faccia soddisfatta di chi sta avendo un'iniezione di vita proprio in quel momento. Quando protegge, mette la maschera da cavaliere, lascia le stronzate al castello e si lancia col cavallo azzurro (il bianco gli fa cagare, gli ricorda gli ospedali) verso la principessa di turno.
Da quando s'è fatto male al ginocchio, giocare a calcio per lui è ancor più una sfida, è divertente il triplo e rischioso altrettanto. E alla fine di ogni partita, brinda col nimesulide.